Il tempo ladro

Accaldato da quell’inseguimento fallito, non sentiva freddo. Non ancora, almeno. Il sole era bianco d’inverno, l’aria di vetro e lo sguardo dei passanti si soffermava sulla sua figura seduta sul marciapiede: vaporosa, il torso sudato sotto un velo di camicia bianca.

L’uomo accovacciato con i gomiti sulle ginocchia sembrava uno poco allenato che avesse appena corso per la prima volta. Sapeva bene che un tentativo di aprire la bocca per chiedere aiuto ai passanti avrebbe liberato solamente qualche incomprensibile nuvola di vapore, così aspettò di riprendere fiato prima di affrontare gli altri, il freddo, le possibili conseguenze di ciò che era appena successo, a cui stava facendo finta di non pensare. Ma da tutte le possibilità esplorate gli venne fuori nella testa fumante una sensazione nuova, fatta d’aria fredda e pulita, che cacciò via le angosce con dolcezza.

Mentre rincorreva quel ladro, il tempo ladro, l’anno passato, si era ricordato che giorno fosse. E, ripreso fiato, finalmente disse, urlando ai passanti: “Fermi tutti, mi è venuta un’idea! La farò così!”

I passanti non capirono di cosa parlasse e non si fermarono, naturalmente, ma nemmeno lui, mentre il vapore svaniva, rientrando nella sua pasticceria in cerca degli ingredienti giusti per la torta per il suo quarantunesimo compleanno, senza aver iniziato a sentire freddo.

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