Cos’è l’integrazione se non, innanzitutto, disponibilità all’ascolto?

Prima ho sentito una mano sulla spalla: era un terrorista islamico.

Era un uomo anziano (aveva il girello esplosivo) e voleva farsi saltare proprio mentre stavo blaterando sui social delle brutte conseguenze di quello che fanno lui e i suoi colleghi, che rompono le statue, le persone, tutte le cose belle.

Gli ho detto, scuotendo su e giù le mani giunte: “Ma ti pare questo il momento? Se muoio a causa tua mentre sto cercando di ragionare di voi, di te, qui su Facebook, nella mia bollicina autoreferenziale, grazie ai miei contatti così accuratamente selezionati, come faccio poi a pubblicare il post a riassumere quei mille commenti annidati in poche righe altezzose? Chi si ergerà su tutti gli altri, idioti senza speranza? Non ha senso, no!? Punto.”

Si è fermato, ha alzato un sopracciglio, e mi ha chiesto, cortesemente, di darci il tempo di contestualizzare meglio, perché contestualizzare è importante, non si reagisce, non si commenta senza aver prima contestualizzato, approfondito. E poi m’ha detto di stare tranquillo, ché poi andavo in Paradiso con lui, e lì c’hanno la connessione; colla fibra, pure, m’ha rassicurato, tutti i giga che desidero, e un upload della Madonna (a Madonna, devo dire, ho storto la bocca, non sapevo la conoscessero, i terroristi). Così, mi sono messo buono buono ad ascoltare.

Mi ha raccontato di essere arrivato a quella età, così insolita per il suo mestiere usurante, perché mentre i suoi colleghi vogliono sempre tutto e subito, lui no, è uno che vuol dare un senso alle cose e farle bene. Partito quand’era ancora giovane a piedi da un paesino da qualche parte a destra di Parigi e sotto Mosca, erano anni che cercava di arrivare in quel momento, proprio dietro di me ingobbito davanti al PC, mentre commentavo a destra e a manca così sagacemente, e finalmente c’era riuscito, trascinandosi col girello sulla sabbia e l’asfalto, a raggiungere il cuore del demone dell’Occidente, il Social Network, a parlargli come il cavaliere al drago che custodisce il Tesoro (analogia che, devo dire, mi ha mandato in solluchero, essendo io, in quanto occidentale, molto bello e potente).

E quindi ci siamo parlati, abbiamo compreso le esigenze reciproche, le passioni. Lui mi ha raccontato cose che mai avrei immaginato della sua fede religiosa, per me così strana e misteriosa (tipo che seppelliscono i morti dopo averli avvolti in un telo bianco e profumato, mentre io pensavo che li lasciassero in giro), e io gli ho confessato che per la pasta burro e parmigiano mi piacciono i ditaloni rigati, da mangiarla a cucchiaiate davanti al PC. Lui ha sorriso di fronte a questa mia genuina passione, al mio stile di vita, e io prima ho sorriso inebetito mentre mi spiegava cosa avevano combinato cent’anni fa inglesi e francesi, e tutti gli altri dopo, alla sua patria, dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo il crollo dell’Impero Ottomano, e poi, nel dubbio, per non offenderlo, tra le emozioni a mia disposizione ho scelto quella in cui piego in basso gli angoli della bocca, ho scelto la reaction faccina triste al suo post. M’è parso, tutto sommato, soddisfatto.

Insomma ci siamo capiti, ci siamo integrati, e l’abbiamo fatto insieme, come se ci fossimo conosciuti da sempre. È stato bellissimo. Ho sentito, pur con tutte le differenze del caso, di aver trovato un amico, un’amico nella vita reale, con gli odori e tutto.

Ci siamo abbracciati, e lì, comunque, BOOM, perché, lo sapete, prima il dovere.

Oh, sappiatelo, qui niente vergini, però c’hanno le caramelle latte e miele; sarò ingenuo, ma a me piacciono.

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