Il passeggero solitario (con tante scuse a Giacomo Leopardi)

D’in su la vetta del casello antico, passeggero solitario, all’autostrada assorto vai finché non more il giorno, la partenza intelligente, il sonno, le vibrazioni, quella stanchezza da sveglia prima dell’alba che ti indurisce gli occhi, l’aria profumata di zerbino, cazzo il cruscotto già scotta, quanto sole, l’hanno chiamata Autostrada del Sole perché ti devi ricordare di mettere gli occhiali da sole, se non ce li hai scendi rincoglionito come un fisico di Los Alamos dopo il primo esperimento nucleare, la noia, la fame, non fame vera, fame da noia, un camionista in canotta, ma come fanno a vivere in autostrada?, la sete, un sorso d’acqua, è ancora fresca, il sonno, la monotonia, un bel paesaggio, ma solo un fotogramma subito sgommato dalla velocità, corriamo troppo?, il finestrino e sporco, lo apro, tiro fuori il braccio e faccio qualche ondina con la mano, no, andiamo troppo veloce, chiudo, la scomodità, la claustrofobia, un sorso d’acqua tiepida, ecco il bosco di pale eoliche, sono pure belle, ma sono un po’ troppo prominenti, prominenti: ma come cazzo parli?, la pala eolica è utile, certo, ma mai nel mio giardino, molto meglio il nostro abete morente potato male, oh, no, ripenso al povero Spelacchio, che brutta fine, l’aria viziata, l’ansia, il caldo, due camionisti moldavi enormi in canotte enormi, immagino una sarta moldava enorme con delle forbici enormi, come fai a sapere che sono moldavi?, non so penso che tutti i camionisti grossi siano moldavi o romagnoli con la nostalgia del mare, il freddo dell’aria condizionata sui piedi, abbassiamola, il rumore, la pipì, toh: ecco i pellegrini in direzione Padre Pio, accelerano, ci sorpassano, l’autista assomiglia a Padre Pio, sulla fiancata del pullman marrone come un saio c’è scritto PPP, immagino stia per Padre Pio Piotta, il senso di soffocamento, ma guarda che coglione quello come sorpassa, aspetta è su una Smart in autostrada avrà il cervello in pappa dalle vibrazioni, sarà impazzito, aria, ossigeno, un filo di finestrino, ma che casino, meglio chiudere, la radio di merda, Isoradio, la radio di merda, Isoradio, la fame, un Tuc, un pacchetto di Tuc, due pacchetti di Tuc, La Fine dei Tuc, sarebbe un bel titolo per un libro di fantascienza distopica, distopica: ma come cazzo parli?, acqua, che buona quest’acqua: è di Chernobyl?, cambio posizione alle gambe, le briciole in mezzo alle gambe, Le Briciole in mezzo alle Gambe sarebbe un bel titolo per l’autobiografia di un onanista, un camionista con la testa enorme, il camion dev’essere il suo corpo, che cazzo è quello laggiù, ah, ma dai, un paesello, ma quanti ne hanno fatti in Italia, chissà se sono di più o di meno dei Tuc che ho mangiato nella vita, ci fermiamo al prossimo Autogrill?, 15km, 10km, 5km, 750m, 500m, lo stronzo con l’Audi ci taglia la strada, vai a sinistra, ché a destra è per i pullman, madonna che bordello stanno pure in doppia fila, pipì, le donne in fila, che culo essere uomo, no, troppa fila per il caffè, prendo solo l’acqua, ma i Nippon, perché si trovano solo qui?, sono impazzito prima io o quello sulla Smart?, ripartiamo, Nippon, Nippon, Nippon, Nippon, Nippon, Nippon, Nippon…che parrà di tal voglia? che di quest’anni miei? che di me stesso? ahi pentirommi, e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro, spiando invidioso, nella station wagon di dietro, una famiglia in vacanza mangiando cibo fresco.

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