Il tiro a chilomba

Nel calcio il tiro a chilomba, più propriamente tiro alla colomba zambese, è una versione più raffinata e molto più pericolosa del suo deprimente omologo, l’italianissimo tiro alla viva il parroco, rispetto al quale vanta di far sobbalzare i cuori degli spettatori decisamente più in alto.

Sia chiaro per i reduci dell’oratorio: l’esecuzione del tiro a chilomba richiede che il suo autore abbia una finezza d’immaginazione al di sopra della media e pertanto la sua esecuzione, di seguito brevemente riassunta, è riservata a un energico giocatore di pallone di finissima fattura, d‘ora in poi denominato Il Campione (vedi foto), e non a una blanda volontà di buttarla in caciara.

Il tiro a chilomba dovrà essere innanzitutto scagliato dal Campione all’improvviso, da distanza notevolissima e con potenza eccezionale, colpendo il pallone di collo pieno e regolando la mira verso la porta avversaria, cercando di far volare via il pallone così che la sua parabola sia la più alta possibile e termini a non più di un paio di metri dai piedi della vittima designata, il portiere avversario. La gamba impetuosa andrà quindi come scagliata contro il cielo (il Campione dovrà avere gli scarpini saldamente allacciati).

Compiuto il gesto solenne, Il Campione si ricomporrà e resterà in attesa con gli occhi socchiusi, fermi sulla meta del proiettile, la porta avversaria, evitando il solito, volgare e ansioso inseguimento della palla con gli occhi, tipico dell’insicurezza dei deboli.

La vittima, il portiere, sarà prima destata dal torpore dall’improvviso bagliore agonistico e poi, abbacinata dalla splendida plasticità del gesto del Campione, s’abbandonerà a coordinare i movimenti della testa con quelli del pallone sin dall’inizio dell’audace gesto sportivo, alienandosi completamente dai suoi altri pensieri.

Solo il portiere più maturo e saggio comprenderà subito l’inevitabile esito e commenterà, col pallone ancora in volo, con voce sommessa e scuotendo leggermente la testa: “Questo è gol”.

E così, dopo l’unico rimbalzo, che sarà ovviamente altissimo, abbandonerà le braccia, in attesa dell’inevitabile scavalcamento.

Tradizionalmente il Campione autore del magnifico colpo non esulta, lasciandosi passivamente abbracciare dai festanti compagni di squadra e intercettando a più riprese con sguardo solenne i rituali cenni di rispettoso assenso di tutti gli avversari in campo, di tutti i tifosi, dell’arbitro, degli steward, dei venditori di bibite.

Ovviamente il tiro a chilomba, gesto sportivo splendido e decisivo, non riesce sempre al primo tentativo, ma è certo che val la pena tentare e ritentare, d’altronde è scopo del gioco far di tutto per la felicità del pubblico.

P.S. La prossima volta che vi mancherà qualcuno per una partita al campetto non esitate a contattarmi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.