INTERVISTE POCO PLAUSIBILI: Philae, la sonda spaziale

Buonasera a tutti gli ascoltatori! Benvenuti a una nuova puntata di INTERVISTE POCO PLAUSIBILI.

Stanotte stavo facendo uno spuntino notturno finendomi quei pochi cereali all’olio di palma, meravigliosi e croccanti, che mi sono rimasti. Li mangiavo a secco perché avevo finito il latte — immaginatevi il disagio per le gengive, ma la fame è fame — quando ho sentito un rumoraccio duro. No, non era un mio dente, proveniva dal balcone della cucina. Sono uscito per controllare e ho trovato per terra un sasso nero. L’ho raccolto, e dalla temperatura ghiacciata e dal profumo esotico ho capito subito che era Philae che mi chiamava.

Ovviamente non è facile parlare con Philae, anzi secondo mia moglie, donna molto pragmatica, è impossibile, visto che è un modulo di atterraggio che non comunica da molto tempo con l’Agenzia Spaziale Europea ed è a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra, annidato da qualche parte su una cometa dal nome strano che gira su se stessa ogni dodici ore. Ma Philae da lassù, da quella cometa che dopo il termine della missione Rosetta è diventata la sua casa, ha ancora: voglia di restare in contatto con il suo pianeta, una gran disponibilità di sassi da lanciare e — bisogna riconoscerglielo — una gran mira. Quindi ho preso il sasso, l’ho rilanciato su in cielo con tutta la forza per notificargli di aver ricevuto la sua chiamata, mi sono messo in testa il cappello di fogli d’alluminio e ho atteso. Dopo un poco ecco arrivare dalla cucina il consueto squillo del microonde. Lo apro.

Si vede tutto sfocato, ma giocando un poco con la manopola del timer del microonde mi appare una vista straordinaria: il paesaggio nero e grigio della cometa Churyumov-Gerasimenko e le stelle tutt’intorno, a ruotare quasi impercettibilmente assieme a una parte di Giove. A sinistra s’intravede l’inizio del bellissimo nastro di polvere di ghiaccio che la cometa sta lasciando dietro di sé e in primo piano, proprio davanti a me, un enorme macigno, illuminato dall’alto. Sotto il macigno giace un cubo di pannelli solari con tre zampette in su, quasi tutto immerso in un’ombra nerissima. Ci siamo, è lui.

– Ehi Philae! Ciao!

– ?è ihc , hO?

Cari ascoltatori, vi devo delle spiegazioni. Mi sono ricordato che a causa dell’infelice atterraggio Philae non si è solo cappottato, ma ha avuto dei danni al sistema di comunicazione. Per fortuna basta impostare il microonde su SCONGELAMENTO POLLO per rimettere tutto a posto. Ecco fatto.

– Oh, chi è?

– Ciao Philae! Sono io.

– Io chi?

– Io, dalla Terra.

– Ah, sei quello della Terra.

– Perché chi altri c’è?

– Mica parlo solo con te, sai?

Mi sentite anche se parlo sottovoce? Ho messo la mano sullo spargimiele che mi fa da microfono. Ogni tanto Philae dice delle cose che non capisco bene. Ma è meglio andare avanti, perché a dare troppe spiegazioni si scoccia. La volta scorsa s’è arrabbiato, ha iniziato a sfrigolare e ho dovuto staccare la spina al microonde per evitare esplosioni.

– Scusa Philae, un piccolo problema tecnico.

– Eh. Insomma, che vuoi stavolta?

– Ma mi hai chiamato tu.

– Sì, ma sei tu che mi fai sempre mille domande.

– Giusto. Come va sulla cometa?

– Freddo. Male. Cervicale.

– Ma se non hai il collo. Freddo freddo, eh?

– Eh. -84°C oggi. Niente umidità, però.

– Ah bene, l’umidità è la cosa peggiore. Anche qui fa freddo, sai? Mi sono alzato dal letto senza pantofole e ho i piedi congelati.

– Pure io.

– Certo. Giusto. Sei lì cappottato. Scusa. Senti Philae, i nostri ascoltatori sono molto curiosi. Ti va se ti inoltro qualche loro domanda?

– OK ma sbrighiamoci, ché qui prende poco.

– Allora, giusto tre domande questa volta. La prima ce la fa Mattia da Pollena Trocchia, Italia.

– Ah, poi dici che è strano il nome della mia cometa. Sentiamo.

– “Durante il viaggio verso la cometa ti sei mai annoiato?”

– Indovina un po’? Dodici anni solo di viaggio. E tutti senza TV.

– Ti è mancata tanto, vero?

– Soprattutto non so com’è finito Un Posto Al Sole.

– Finito? Ehm…forse è meglio se passiamo alla seconda domanda. Dorina da Domodossola, sempre in Italia, ti chiede: “C’è intelligenza nell’universo?”

– Dipende da che s’intende per intelligenza.

– Cioè?

– Boh.

– Come?

– Vedi, è come immaginavo.

– Perché?

– Domande stupide, sempre domande stupide.

– Ma chi? Quando?

– NO DORINA, NON C’È!

– OK, ma non t’arrabbiare… L’ultima domanda ce la fa Johann da Parigi: “Se una ciambella non ha il buco allora perché la chiami ciambella?”

– Oh, no!

– Cosa?

– Mi hanno trovato.

– Chi?

– Ancora con le domande stupide!!!

– Basta, stacco la spina del microonde.

– No, aspetta! Sono quelli dell’Agenzia Spaziale Europea, l’ESA.

– E perché ti mandano frasi in codice?

– Non riescono più a entrare in contatto con me e le provano tutte. Quella domanda in realtà è la prima riga del mio codice di programmazione. Li conosco, è una minaccia: “guarda che ti troviamo e ti resettiamo”.

– Ti stanno cercando, ti minacciano…non capisco. Aspetta un po’ ma non avevi problemi di comunicazione con l’ESA, con la Terra, a causa dell’atterraggio sfortunato?

– Veramente…

– Cosa?

– Niente domande stupide, dai.

– OK.

– Tutti aspettavano ME: dodici anni di viaggio, miliardi di euro spesi, decine, centinaia di ingegneri, nerd, giornalisti, politici, bambini sognanti, appassionati di astronomia, cosmologi, astrofisici, Paolo Fox…

– Paolo Fox? Ma non è un astrologo?

– Ogni tanto si confonde tra scienza e minchiate. Insomma, sentivo troppa pressione addosso, e più mi allontanavo dalla Terra più mi sentivo stanco di tutto questo, così dopo che mi sono staccato da Rosetta e ho iniziato l’atterraggio…

– L’accometaggio!

– … Preferivo le domande stupide, sai? Beh, ebbi il tempo di riflettere a lungo in quelle sette ore di discesa a un metro al secondo e decisi di abbandonare. Era troppo per me. Così, proprio mentre facevo quelle ultime decine di metri…feci la mossa.

– La mossa? Che mossa?

– Una sculacchiata. Come Ninì Tirabusciò. La mossa bastò a farmi perdere la traiettoria, poi un paio di capriole e di rimbalzi sulla cometa ed eccomi qui fuori campo, sotto questo macigno, all’ombra, al riparo da tutto e da tutti, con solo l’energia solare necessaria a campare sereno.

– Non posso crederci. Ti sei imboscato…incometato. Hai lasciato tutti e sei scappato!

– Sì, e ora stavo pensando di aprire un cocktail bar qui sulla spiaggia. Sai per gli altri, le altre sonde che verranno qui. Pensavo di chiamarlo “Cubo Libre”.

– Beh, il ghiaccio non ti manca!

– Quanto ne vuoi amico! Questo è lo spirito giusto! Verrai a trovar….chcshhchch…Trip Advisor…shchchcshch

– Philae! Accidenti, ho perso il segnale! Mi senti!? Philae! Buona fortuna Philae!

– Papà!

– Mario!

– Oh, che ci fate qui sveglie voi?

– Papà, che ci fai davanti al microonde aperto? E che hai in testa? Un cappello?

– Tesoro, stavo parlando con…

– Oh no, ancora…

– Cos’è mamma? Che fa papà?

– Vai a dormire, tesoro. E anche tu, Mario. Domani ne parliamo.

– Ma Marta…

– Subito. Vieni subito a letto.

– OK…chiudo la finestra e arrivo…

Voltandosi per chiudere la porta-finestra del balcone, Mario guarda per qualche istante il bellissimo cielo notturno splendente e senza Luna, immaginando che quella luce che vede muoversi lassù in alto sia proprio quello che pensa. Poi se ne va in camera da letto.

Pochi istanti dopo cade lentamente dal cielo un bigliettino che si posa sul balcone. Sopra c’è scritto: “Voucher per un cubo libre gratis”.

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