L’uomo che si giudicava troppo

Il treno che ritornava dal mare sbandava nauseato e frustrato, costretto a non più di sessanta chilometri all’ora per un indefinito guasto sulla linea.

Dopo cinque vagoni a scansare gomiti e gambe di persone ingrigite dalla stanchezza come cadaveri e a evitare nel mezzo del corridoio valigie gonfie di costumi da bagno ancora intrisi di ogni possibile umore riuscendo a non far cadere due caffè, due acque, una terza acqua infilata nella tasca destra stile Siffredi, un panino ai centoventi cereali antichi con foglie, avocado e sale vegano, un bicchierino di panna per il caffè, lo zucchero per il caffè, una palettina per girare il caffè, una palettina per girarsi i coglioni, una scatola di Grisbì sperimentali nocciola e lime prodotti nella DDR e un pacchetto di Menthos fossili, l’uomo che si giudicava troppo si sedette felice, la guardò, lo guardò soddisfatta, non pensava che avrebbe trovato tutto e che ce l’avrebbe fatta in meno di due ore, l’aveva sorpresa, si sentì un piccolo eroe moderno, si mise una mano sulla nuca come un modello di intimo maschile, provò orgoglio pensando ai suoi avi e ne toccò le statuette votive che portava nella tasca sinistra, gonfiò un poco il petto, era un maschio, lei lo notò, si sfiorò la punta di un orecchio liberandola dai capelli e fece per nascondere in basso lo sguardo, ma lui non glielo permise, lo catturò col suo, la fissò negli occhi mentre iniziava a girare il caffè, lei gli disse suadente You’re good, lui pensò è fatta e sì, lei aggiunse When we arrive in Rome I want to eat a pizza with you e lui sobbalzò, sorridendo estasiato, ma la Sacher monoporzione custodita nel taschino della camicia a quadretti e maniche corte gli cadde, rivoltata sul linoleum appiccicoso, irreparabilmente incrinata, corrotta. Doveva essere il dessert a sorpresa, ed egli pianse dentro. Lei lo guardò ridendo divertita pensando Italians are funny, ma l’uomo che si giudicava troppo sentì solo disprezzo, era una donna delusa, non avrebbe più sentito la sua voce, nessuna proposta, nessun panino ai centoventi cereali antichi.

Il treno che ritornava dal mare si fermò in mezzo all’Irpinia per un incendio infernale. Egli chiese un favore da uomo a uomo al capotreno, che comprese e aprì la porta. S’incamminò tra i binari, le tasche vuote piene di inutilità, verso i suoi rimpianti, controvento, verso le fiamme dell’inadeguatezza, verso una stazione abbandonata.

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