Resta vile maschio, dove vai?

Stamattina ho ricevuto un’email con il solito prodotto magico che promette di accendere il mio sesso come quello di un orso siberiano omosessuale a cui mostrano la foto di Putin a cavallo, a torso nudo, mentre guada il Don in piena.

Niente di nuovo chiaramente, mi capita spesso di fantasticare, ma questa volta mi è saltato agli occhi qualcosa di speciale: il prodotto proposto mi avrebbe dato la forza di produrmi in prestazioni sessuali non semplicemente straordinarie, ma nel numero incredibile di sette per notte, per sempre, per tutta la vita.

Mi sono chiesto: Aspetta, mettiamoci un limite, chi è che può volere qualcosa del genere?

OK aumentare le dimensioni del mio pene, magari di un buon 30%, ché almeno si possa scambiare per un pennarello.

OK anche ritardare il mio orgasmo, per raggiungere almeno i tempi di una moka da due col fuoco alto.

OK persino sfruttare una pozione magica per far godere lei di più: mi pare giusto che mentre facciamo l’amore ogni tanto smetta di pensare all’Agenzia delle Entrate.

Ma insomma: sette per notte, per sempre, per tutta la vita?

Vorrebbe dire mettere il sesso al primo e unico posto della propria vita. Vorrebbe dire che nessuno di noi due riposerebbe più, vivremmo la giornata come due zombie, smettendo entrambi di essere produttivi.

È qualcosa che può permettersi solo chi campa di rendita, chi non deve sudare per guadagnarsi la proverbiale pagnotta.

Stamattina infatti, letta l’email e fatto tutte queste profonde riflessioni, ho sgranato gli occhi dall’inquietudine e lo sguardo è subito andato verso di lei, che si stava preparando per andare al lavoro. Così, l’ho guardata mentre si infilava il vestito, mentre si truccava allo specchio, mentre sceglieva gli orecchini, mentre ripercorreva sull’agenda gli appuntamenti di oggi (ben otto tra le 9 e le 20), e soprattutto mentre mi diceva, riportandomi alla calma, un attimo prima di uscire: Ah, ti ho lasciato sul tavolo i soldi per la spesa, ci sono anche 10 euro per la benzina dello scooter. Baci!

Grazie, mia signora, grazie!

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