Con tutto il rispetto per Boniek (e per mia sorella)

Tra i miei ricordi d’infanzia ce n’è uno che risalta, da (allora) figlio unico settenne: era estate, indossavo una maglietta della Roma a maniche lunghe, la maglia di Nela, morivo di caldo stoicamente, e un mio zio laziale indicò la TV dicendo “Guarda, la Roma ha preso Boniek!”, poi indicò mia madre e mi domandò sarcastico: “Sei contento per Boniek? O volevi un fratellino? O magari una sorellina?”.

Era l’estate del 1985, la Lazio sapevo che esisteva ma non sapevo in che categoria giocasse, la Roma se la giocava da qualche anno a chi era la più forte con la Juventus e Boniek veniva proprio da lì, ed era fortissimo. Risposi con entusiasmo: “Boniek! Così vinciamo lo scudetto!”.

Se quello zio mi avesse fatto la stessa domanda poco tempo dopo, da tifoso della Roma ottenne o novenne ormai scafato, avrei dato una risposta migliore, con tutto il rispetto per Boniek (e per mia sorella).

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