Fritti, freschezza e lacrime

Qualche tempo fa in una Cassia lontana lontana…

Entro in rosticceria e su uno sgabello alla mia destra c’è un tipo sulla cinquantina, brizzolato, maglietta nera, jeans neri e sneaker giallo fluo, chino a guardare una partita di calcio della Roma sullo smartphone. Ha un casco appoggiato sulla testa, gli auricolari nelle orecchie e urla.

– No! Nollo fa’ tira’! Vai! Vaiii! Lascialo pe’ tera qu’o bastardo, vai! No, dai, così è ‘n macello! No! Apri! C’è lui a destra! Ma cazzo, no’o vedi?

Mi avvicino al bancone, dietro c’è un bestione coi capelli ricci impomatati, carnagione olivastra e un dragone tatuato sull’avambraccio sinistro. A parte questo, è tutto vestito di bianco.

-Ciao, posso ordinare?
-Vai.
[parecchia roba fritta]
[sorriso compiaciuto, ché ha capito che sono uno dei suoi]
-A posto caro, dieci minuti, OK?

Dopo un cenno di assenso e un po’ di sofferenza interiore per questa cosa che ti chiamano caro senza averti mai visto prima, una sofferenza molto borghese, certo, ma comunque chi cazzo te conosce, mi siedo su uno sgabello a sinistra del bancone. Qualche secondo di alienazione da tutto, ma soprattutto dalle urla del tifoso, e sotto gli occhi mi appare nuovamente il dragone, e nella mano attaccata al dragone c’è una conchiglia (vera) con dentro delle patatine sfogliate fritte e un pomodoro ciliegino che non conoscerà mai la maturità.
Mi sento in una pubblicità di Cracco, cosa che evidentemente mi merito.
-È per l’attesa, mi fa il bestione, sbattendomi la conchiglia (vera) davanti. Il pomodorino solitario rotola e si ferma sulla patatina su cui non avrei mai scommesso.

 

“Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono.” Gv 6,58

 

Mangio avidamente dalla conchiglia. E guardo il tifoso che si agita. E poi guardo il bestione che apre un sacchetto di carta di [famoso brand di consegne a domicilio] come se dovesse metterci qualcosa, ma senza farlo. E guardo che si avvicina al tifoso, e il dragone mette sotto gli occhi del tifoso il sacchetto, e mi rendo conto che il bestione dev’essere mancino, e mi sento Sherlock Holmes, e sento che evidentemente mi merito questo, cioè di sognare di essere Sherlock Holmes in rosticceria mentre mangio patatine da una conchiglia (vera) impiattata da Cracco, e il tifoso si toglie un auricolare e dice:

-Aho!?
e il bestione, con fermezza: -Via Piave
-Ma come Via Piave? Ma semo su ‘a Cassia, fòri Roma!
-Via Piave, insiste il bestione.

Il tifoso sbuffa, si alza di scatto per manifestare tutta la sua contrarietà di fronte a questo sopruso anticostituzionale, afferra il sacchetto, sente che è vuoto, il bestione ride, il tifoso gli fa:

-Ma allora sei stronzo!

E mi guarda, urlandomi.

-È tipo ‘a terza vorta che me fa così! Sto a guarda’ ‘a partita, c’è ‘a Roma, cazzo!

Fuori rido, ma dentro sono impallato davanti al bivio tra l’analisi sociopolitica della questione e il desiderio che entri Bud Spencer e inizi a prendere tutti a ceffoni sonori, risolvendo tutti i problemi del mondo. La bocca semiaperta, fisso il bestione, che ridacchia spietato, e mentre il tifoso si è già alienato nuovamente e impreca su un passaggio sbagliato, mi dice:

-Considera che non lo pago a consegna, lo pago anche se non lavora. È lo zio della mia ragazza, ha perso il lavoro. Senza di lui m’annoio.

Sapessi io, penso annuendo e commuovendomi mentre mi faccio esplodere tra i denti il pomodorino, la cui acidità adolescenziale mi risolve in un attimo il palato patinato dall’olio delle patatine, riempiendomi di freschezza e lacrime.

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