La cassiera di porcellana

La coppia si avvicina alla cassiera, entrambi infagottati in una di quelle giacche di Crystall Ball ripieno di piume; lui verde acido, lei fucsia. Gli occhiali di lui hanno la montatura di bachelite giallo fluorescente e promettono effetti speciali. L’acconciatura di lei è voluttuosa e scintillante come un’opera di architettura moderna, probabilmente l’esperimento di una vicina di casa che si sta laureando in parrucchieria comparata, il trucco è delicato, minimale come quello di un attore kabuki. La cassiera è una piccola ragazza cinese che riflette la luce come la porcellana e che potrebbe avere quattordici anni e andare al liceo due traverse più su, oppure ventisei e sulle spalle quattro figli e un lungo viaggio in una scatola. Sembra una bambolina timida nel suo golfino lilla, ma la conosco: gestisce quel negozio distribuendo ordini perentori agli altri ragazzi, probabilmente suoi fratelli, con l’energia di un oste d’un caravanserraglio della via della seta; o almeno al Salgari che è in me piace immaginare che abbia imparato lì il mestiere. I due non parlano, urlano:

– “Ahò ciao scusa! Che avete…i…fazz…cioè i tovaglio’…quelli…”
Lei aggiunge in suo soccorso – “I cosi, quelli bianchi!” facendo un quadrato con la mano e agitandosi sbattendo i terminali delle gambe, rivestiti di Converse effetto leopardo, come se stesse andando male a un’interrogazione.
La cassiera piega la testa come un uccellino.
Lui insiste – “E dai, oh, i tovaglio’, i cosi, I COSI BIANCHI!”

Alzando sempre più la voce, si gira verso la moglie, e sbottando come se quello davanti a lui al semaforo verde avesse impiegato più di due secondi a partire, urla ancora più forte:

– “Annamosene va, Eli’, questa è cinese e non capisce un cazzo!”

I due se ne vanno via e raggiungono con decisione il SUV parcheggiato in doppia fila, la ragazza scuote la testa e mi guarda con quegli occhi piccoli e decisi ordinandomi, senza dire nulla, di fare la mia richiesta. Tocca a me.

– “Ciao, che avete i cestelli per le mollette?”
– “No. Ci arrivano, però, ma non so quando. Al momento ho solo quelli lì con i manici, ma senza gancio.”
– “Mi faccio andar bene uno di quelli. Grazie.”
– “E di che, figurati.”

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