La città del mancato smarrimento

Se sei un forestiero in certi momenti e in certi luoghi a Palermo ti può sembrare, ingenuamente, che non ci sia nessuno.

Un attimo prima sei in mezzo al viavai di persone, auto, carretti fumanti di frittura, proprio nel cuore del Mediterraneo, e un attimo dopo ti senti in una città fantasma. La tua domanda si perde nella sala della trattoria vuota, pensi nell’ombra di un vicolo stretto che quel vecchio palazzo nobiliare sia stato definitivamente abbandonato, che quella piazza un po’ decadente sia disabitata, che quella splendida edicola del primo novecento sia chiusa, che quel museo sia stato dimenticato aperto da cent’anni.

Poi ti avvicini, ascolti, esplori, annusi intorno in cerca di un sentiero, e proprio nel momento in cui ti stai per convincere di essere davvero da solo, di dover contare solo sulle tue forze, di dover decidere da solo cosa fare, addirittura pensi di poter essere in pericolo, appare dal nulla, all’ultimo momento, immancabilmente, qualcuno.

Un cameriere che stava facendo qualcosa sotto il bancone, un commesso che sbuca da dietro una tenda, un usciere che esce da uno stanzino nascosto, una libraia che fa capolino da dietro un mobile. Lì non fai in tempo a inquietarti, anzi a scantarti, per l’apparizione, per il passaggio repentino dallo smarrimento al salvamento, che quella persona, in affanno come un paramedico, ti saluta e ti tratta con estrema gentilezza, a disposizione per consigli, indicazioni. Anzi, asserzioni: a Palermo ti prendono a informazioni in faccia come se fossi in stato confusionale. Vada lì, non passi di lì, faccia questo, non faccia quello, lasci glielo trovo io, no lì adesso assolutamente no, vada prima lì e poi lì, no quello lo compri là.

Palermo è la città dell’accoglienza dove nessuno è straniero, c’è la disponibilità, la gentilezza, e c’è il costante senso di un pericolo appena scampato: senti che sono tutti pronti ad accorrere per salvarti.

Non dalla morte, dallo smarrimento.

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