L’uomo senza fionda

Davide aveva solo una fionda, lui invece un sacchetto nella mano sinistra e una giacca nella mano destra. Entrambi molto leggeri, come gli studenti di Tian An Men per lo sciopero della fame e poi della sete. Davide aveva un piano: scagliò una pietra e il peso di quella pietra uccise Golia. Un gesto mitico, allegorico, didascalico, ma anche mortale e distruttivo. Dell’uomo senza fionda invece non sappiamo se avesse un piano, non sappiamo il suo nome, perché fosse lì e perché andò a rincorrere una colonna di carri armati. Voleva fermare i soldati che si avvicinavano agli studenti seduti in piazza, esausti dopo giorni di protesta silenziosa? Fermare la violenza del regime? Scacciare i carri armati? Sfogarsi con i soldati? Non sappiamo nemmeno cosa ci fosse nel suo sacchetto. Ortaggi, un vestito, qualcosa da riportare a casa? Un regalo, forse? O era pieno di pazzia? E la giacca? Forse era solo accaldato e stanco, stanco di attraversare tutti i giorni una piazza d’armi prima di tornare a casa, una piazza di guerra troppo grande, troppo grigia, ormai troppo vuota di speranza? Non lo sappiamo, di lui sappiamo che si fermò davanti alla colonna di carri armati che stavano per schiacciare tutto e tutti, che i carri armati provarono a scansarlo, che insistette, che si arrampicò su un carro e sappiamo che, arrampicato sul carro armato, parlò con i soldati che ne sbucarono fuori e li affrontò senza armi, nelle mani qualcosa di leggero, che non gli aveva impedito di arrampicarsi. Non era uno dei protestatori, non voleva ottenere qualcosa, non voleva vincere, non voleva perdere, non era un pazzo né un incosciente, né un mitomane, né un paladino e né un ribelle, ma possiamo immaginare: l’uomo senza fionda era tutte queste cose e la loro fine, era un uomo, la somma di tutti i colori, un uomo bianco e leggero, armato forse solo di una pietra invisibile: una domanda, a bassa voce, fatta a un carro armato: “Ma che state facendo?” E poi, non ne abbiamo più saputo niente, come di un lungo sogno perduto, di cui ci restano solo un’immagine e un’emozione.

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