A sinistra,
alla destra,
del mio piatto:
i gomiti puntati,
appuntiti, protervi.
Divoro infuriato,
ingoio tutto, e poi
mi sbatto,
mi sforzo,
mi arrosso
a cacciare
tutta la massa
di merda dura.
Io sono gonfio
di merda, dura
e invecchiata.
 
Mani sul davanzale,
e lo sguardo lontano,
mi freno di urlare,
le mani si grattano,
la notte non mi cheta,
mi abbandona, brutta?

Battito
di ciglia.
Ti parlo
piano,
sorgente
piena
d’argento.
Tu conti
i miei passi:
sei il mio
lento
metronomo
calmo.

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