A te che appoggi gli spicci del resto

Gl’incolonni con diligenza
in quel minimo appoggio
sul tuo scrigno di cassa.
Lasci con schivo gesto
sul bancone d’acciaio
e allungo il mio braccio
e raccolgo il mio resto.
Celato è il tuo volto
da cento e mille confezioni
di caramelle e di accendini,
e tu li molli, e precipitano
in quel posacenere cinese
con la stampa della gondola
sotto il Ponte dei Sospiri.
Sordi clac,
sulla sordida plastica.
Appoggi gli spicci del resto, 
e li appoggi ovunque non ti pesa,
ma non sulla mia mano distesa.
Io cordiale,
ti dicevo grazie.
Io deluso,
li raccolgo con fatica.
Mi raccolgo con mestizia
e me ne vado con dovizia,
sotto il mio zuccotto blu.
A casa li aspetta
una scatola di latta,
lenta incubatrice
di momenti felici.

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