Ah sì, io me li immagino bene i sorrisetti di quelli che pubblicano giochi di parole che associano il nome della ricorrenza di oggi alla memoria RAM dei computer, me li immagino, sì, e, pian piano, inesorabilmente, appassisco…per poi riprendermi nella lettura di un vecchio articolo del Corriere della Sera, in cui Moni Ovadia riferì che lo studioso dell’ebraismo Michel Monheit un giorno gli disse: “Ma sì! Cosa si può fare con l’Olocausto se non riderne?”, e questo solamente dopo che Monheit gli aveva raccontato, e ne avevano riso insieme, il witz che segue, che mi piace immaginare recitato in uno sketch, diciamo con Vianello nella parte del nazista e Tognazzi in quella dell’ebreo, e che contiene un umorismo giusto un pelo al di sopra di quello delle battute che leggo oggi.

Un piccolo macilento ebreo polacco, Yankele Rabinovicz, è stato portato negli uffici della Gestapo di Varsavia dove gli sbirri nazisti lo stanno massacrando di botte per fargli rivelare dove si nasconde la sua famiglia… quando all’improvviso squilla il telefono. Il sottufficiale che dirige l’interrogatorio solleva il ricevitore, ma tutto quello che gli riesce di ascoltare è una voce che sbraita in polacco frasi concitate che hanno tutta l’aria di essere di vitale importanza. Il glorioso milite tedesco non capisce una sola parola di polacco, e preso dal panico, tende la cornetta verso il malcapitato Rabinovicz e gli grugnisce una specie di ordine: “Giudeo senti cosa vogliono!”. Il piccolo ebreo è per terra con le costole a pezzi, ha un occhio tumefatto, il labbro superiore spaccato e dall’orecchio sinistro gli esce un piccolo fiotto di sangue. Ciononostante con uno sforzo sovrumano si trascina fino alla scrivania dove si accascia sulla sedia dell’ufficiale nazista, con un ulteriore sforzo spasmodico mette le gambe sulla scrivania stessa, le incrocia, prende la cornetta dalle mani del suo torturatore, se la accosta all’orecchio buono quindi con il suo polacco dall’inconfondibile cadenza yiddish dice: “Hallo? Qui parla Yankele Rabinovicz della Gestapo…Dite pure!”

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