Entrano in scena sei danzatori, che formano tre coppie.
Dopo qualche ballo insieme, tre si lasciano andare a terra e gli altri tre, sovrastandoli, gli lasciano cadere sul viso delle piccole nuvole: sembrano di ovatta, appena visibili in controluce e naturalmente leggerissime.
Repentinamente, i tre in piedi escono di scena.
Le nuvole stanno ancora scendendo, lentamente, e stanno per posarsi sui loro volti quando d’improvviso i tre le soffiano via con forza verso l’alto facendole impazzire via, ma non certo per scacciarle: si alzano e le inseguono.
Iniziano tre danze e tutti volteggiano salvando la propria nuvola dalla caduta col proprio soffio, con movimenti leggeri, intensi, anche sorridendo, come un bambino con un palloncino, Chaplin che fa il dittatore, Maradona col pallone, io con i miei sogni.
Un inseguimento, un gioco, che dura diversi minuti, fino a che i tre escono camminando, sudati e divertiti, portandosi via le nuvole, sempre intenti a non farle cadere.

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