Ho letto la battuta di Spinoza, ho letto la risposta di Bosso, e mi
sono incuriosito, anche perché non avevo sinceramente idea di chi lui
fosse; così mi sono appena visto il filmato della sua apparizione di
ieri al Festival di Sanremo.

Mi danno il voltastomaco sia il
numero di volte, assolutamente insolito tra un presentatore e un ospite,
in cui Conti tocca Bosso (pacche sulle spalle, abbracci, quattro mani
congiunte in preghiera salvifica, bravo di qua e bravissimo di là), di
un paternalismo che ho trovato ributtante (ti tocco perché ne hai
bisogno, devo rassicurarti, dobbiamo rassicurarti, ti tocco a nome di
tutti, poverino che soffre. uh, toh, guardate: parla, sembra
intelligente. ed ecco che si muove da solo! e suona! non è completamente
rotto, evviva! cosa? vai anche in tour? a Vilnius? ma dove le trovi
tutte queste energie? mentre stai seduto sulla tua carrozzina ti
ricarichi? – no, questo è ciò che in quel momento gli avrei chiesto io
dal pubblico, scusate -), sia le INNUMEREVOLI invettive contro Spinoza,
che augurano all’autore della battuta (e a tutto il gruppo di cui fa
parte), tra le altre cose irriferibili, di “finire su una sedia a
rotelle”; aggressioni che, guarda caso, sono arrivate solo DOPO una
risposta, vincente perché deliziosamente autoironica, di Bosso a
Spinoza; certo, perché i comportamenti più meschini li abbiamo sempre
col culo parato.

(sia chiaro: per me quella battuta non è bella,
ma almeno non tratta forzatamente Bosso come un HANDICAPPATO. passa
dalla disabilità alla coglionaggine, infatti)

Insomma, più che
conteggiare gli spettatori del festival, dovremmo conteggiare il numero
di volte che perdiamo occasione per mostrare rispetto per gli altri e
per Gasparri.

(allego battuta e risposta tra Spinoza e Bosso, per chi se le fosse perse)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.