Ho sognato che mi trovavo in una cittadella. Non sapevo come ci ero arrivato, comunque era estremamente inospitale e piena di trabocchetti. Desideravo fuggire, partire. E qualcuno, non so se era il sindaco o quale autorità, mi diceva che sarebbe stato possibile, a una condizione: dovevo sposare Alberto Moravia. Sai che nei sogni tutto sembra estremamente naturale. La mattina dopo, mentre cercavo di allontanarmi in qualche modo, si apriva una finestra a un primo piano, all’altezza di me che passeggiavo, e appariva una bellissima ragazza che mi sorrideva, comunque mi voleva invitare a casa. Io ho detto che non potevo perché dovevo sposarmi con Alberto Moravia. E questa bellissima ragazza ha detto: «Ma sono io, Alberto Moravia». Ritengo importante per noi del cinema che ci sia l’occhio di un critico com’ è quello di Alberto, che è veramente un critico particolare, che non assomiglia a nessuno. In una riga sola è riuscito a dire qualcosa che mi ha toccato, perché non solo ho riconosciuto tutto il mio cinema, in quella frase, ma anche la mia esistenza. Lui dice: «Per Fellini passato e presente sono la stessa cosa». Avrei applaudito, se fossi stato presente.

Un sogno di Federico Fellini

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