I giochi son fatti, ma l’amarezza per la vicenda Rouhani rimane (da
vedere la chiusura di Makkox a Gazebo ieri notte), anche perché, a parte
il solito scaricabarile all’italiana, ha fatto venir fuori che
dell’Iran non sappiamo né la capitale (gran numero di Gramellini, che
aveva scritto che è Baghdad, corretto poi in Teheran) né la lingua (vedo
parecchi in giro convinti che in Iran si parli arabo e non soprattutto
il farsi, il “persiano”) né l’etnia (gli iraniani sono prevalentemente
persiani, non arabi). Manco la tesina delle medie. E tutti a commentare,
dire, fare. Più che coprire le statue, ci dovremmo nascondere dietro la
lavagna.

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