Ieri notte esco in giardino per dare da mangiare ai due gattacci neri a cui tengo compagnia da tredici anni, con tutta l’umiltà possibile.
Mentre verso i croccantini nella ciotola, arrivano come al solito correndo e miagolando disperati, come se non mangiassero da giorni.
Ma sono tre.
C’è un terzo sconosciuto, nero pure lui, che si ferma a guardarmi e non miagola.
È di strada: ha un orecchio maciullato e la coda spelacchiata.
Ho paura che possa spaventarsi ed essere aggressivo, così mi accovaccio.
E lui pure, coda tra le zampe.
Lo guardo, lo fisso, poi subito chiudo gli occhi, in segno di pace.
Lui ricambia abbassando la testa, poi si avvicina alla ciotola dei croccantini e con la zampa ne tira a sé pochissimi rubandoli agli altri e inizia a sgranocchiare.
Il cibo sarebbe poco per tutti e tre, quindi mi alzo per andare a prenderne un altro po’.
In quel momento si ferma e mi guarda di nuovo, ma io proseguo, pensando che se ne stia per andar via.
Torno dopo pochi secondi ed è lì.
Gli altri mangiano, lui no.
Gli verso davanti i croccantini.
Mangia tutto, lentamente, finendo dopo gli altri, poi se ne va.
Senza miagolare.

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