Il “Lungo computo” utilizzato nel calendario maya era basato su una
numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione
posizionale misto in base 13, 18 e 20. Più precisamente, si trattava di
un numero di cinque cifre. Da destra a sinistra: la prima in base 20, la
seconda in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta
in base 13. Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di
20×18×20×20×13 = 1872000 giorni (circa 5125 anni). Le prime quattro cifre
si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le
altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13, con il 13 avente la
funzione di zero. Un sistema così intuitivo non è però, stranamente,
sopravvissuto alla civiltà maya, i cui potenti sacerdoti erano altresì
depositari di notevoli capacità di predizione di eventi astronomici a
tutt’oggi misteriosi e rarissimi, tra i quali l’esempio più notevole è
forse quello occorrente nel primo giorno del Lungo computo, il quale, se
solo la civiltà maya fosse sopravvissuta abbastanza a lungo per
goderselo, sarebbe stato quindi il 13.0.0.0.0, invocato spesso dai maya
più impazienti con l’espressione “AH CIT DZAMAL CUM” o “giorno senza
nessuna partita di calcio”.

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