Il social network ricalca la struttura del panopticon: è una prigione
concentrica. Le celle sono sempre aperte ed è sempre rumorosa come una
scuola elementare all’intervallo, sovraffollata di imbecilli che pensano
d’esser sempre nell’ora d’aria mischiati ad aguzzini in incognito,
qualche solitario poeta e un vecchio pazzo che corre costantemente e
abbraccia tutti senza smettere di cantare. Al centro, in cima alla
torretta da cui si sorvegliano sempre tutto e tutti, c’è una stanza con
una sedia, un computer spento e un gatto appisolato, che ogni tanto apre
un occhio e sbadiglia.

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