Io, lei e l’omino dubbioso

“Dateci qualcosa di più carino del capitalismo”. Recitava così una trentina di anni fa il cartello di un manifestante tedesco. Il sogno più ardito della mia generazione. Tra quelli realizzabili, dico. O no?

Perché l’esame di realtà lo impari, forse, poi. C’è qualche cucciolo di uomo nato a fine anni settanta che non abbia sognato di vincere un mondiale di calcio alla Maradona, di essere John McEnroe, di correre come Carl Lewis e soprattutto di disintegrare tutte le formiche del mondo, una per una, con una lente d’ingrandimento? Ehm… Dai, davvero nessun altro marmocchio qui ha sognato di innamorarsi da grande di una donna bellissima, dai capelli castani, lunghi, bellissimi, ricci? E un giorno poi trovare il coraggio davanti allo specchio, raggiungerla, inginocchiarsi improvvisamente davanti a lei, tirar fuori da dietro la schiena quel vasetto di yogurt con i pezzi di frutta e rimuovere il fragile sigillo di alluminio giusto a un palmo di mano dal suo sguardo sognante, lasciandolo integro, con un gesto unico, perfetto, deciso? No! Non così deciso! Era il sogno di avere un tocco delicato. Il sogno di essere una persona normalmente coordinata. E invece: ricci, bellissimi, lunghi, castani e a pezzettoni.

Voglio dire: crescendo si deve fare i conti con se stessi, con i propri limiti e i limiti dei propri sogni, ma soprattutto: saperne ridere. In quei momenti in cui si è innamorati forte forte, poi, riderne insieme. Soprattutto quando lei quella roba tipo lo yogurt con la frutta a pezzi proprio non la sopporta. Di cose cremose con i pezzi a lei piace la Carbonara. E non quella singola forchettata di Carbonara, formata dallo chef in un mestolino e gentilmente deposta nel mezzo della ceramica bianca come il capolino d’una margherita. Lei mangia davvero. Come si conviene a una donna o a un qualunque essere umano con più voglia di vivere che bisogno di cuoricini sulle sue fotine quadrate di cappuccini di latte di soia schiumato a forma, ancora, cristo, di cuoricino. E comunque lei beve solo caffè nero e non mangerebbe mai margherite. Lei, nel tempo libero, i fiori li decapita. Abbiamo comprato delle piccole cesoie apposta. Davvero, come Morticia Addams. La fa felice. Ci siamo capiti, insomma: la adoro. Cherie. Altro che yogurtino di fruttini, che non fa bene ai capelli e nemmeno alla pelle: fate mangiar bene le vostre donne! Anche perché così oltre che più sane, più sveglie e più sistematicamente incazzate con voi, saranno più forti e potranno stimolarvi con critiche costruttive ancora più indiscutibili, svolgere i compiti più duri, le attività più delicate, il tutto, ovviamente, con molta più classe di voi. E coordinazione, anche, sì.

Sognando Carbonara, quindi, fai la spesa, il guanciale appena croccante, la crema con il cacio densa al punto giusto, il pepe appena macinato e versi un bel rosso fresco e speziato, la alimenti con amore insomma, ed ecco che il giorno dopo ti strappa di mano il seghetto per potare il nespolo e…zac zac zac! Ars topiaria. Pochi giorni dopo ti scaccerà via bruscamente quando ci sarà da rappezzare l’intonaco e ridipingere una parete e…splat splat splat! Tesa, dura, bianca e liscia, come la mente di Salvini. Tornati a casa dalle vacanze, invece, visto che in cucina non va più bene, ti proporrà di segare quel mobile di Ik…
– “Eh!? Ma che stai a di’? Quello non è modificabile. È carino, economico, ma modificabile proprio no. È Ikea. Quei mobili sono fatti per essere mon-ta-ti! Il tempo ha un verso solo, cara mia. Il capitalismo, pure. Ne compriamo uno nuovo, dai. No, eh!? Segarlo, accorciarlo, modificarlo!? E… l’omino dubbioso? Che direbbe? Come chi? L’Omino Dubbioso delle Istruzioni di Ikea. Che ne direbbe Odii? Pensi che Odii sia un semplice fumetto per rappresentarci mentre montiamo i mobili? Noi, sì, per terra in soggiorno, che ci intestardiamo a montare qualcosa da soli per la prima volta dopo qualche decennio, novelli Achab ma su una zattera di cartone e truciolato, persi in quel cupo mare notturno appena illuminato da qualche squarcio di bestemmia brugola al cielo in cui lottiamo alla ricerca della Billy bianca, novelli esploratori che cercano di costruire qualcosa di più carino del capitalismo o meglio, e facciamolo ‘sto esame di realtà, di un capitalismo più carino? Cristo, amore. Odii è la Scienza. E la calma. Odii ci pensa bene. Ed è il metodo che fa la Scienza, tesoro mio. Con calma. Quella libreria da quarantasette passaggi, direi quasi frutto d’un sano iter riformista, è il risultato di tanti piccoli passi dubbiosi fatti a braccetto con Odii. La Scienza progredisce piano piano, un pezzetto alla volta. Chi va piano va sano e va lontano, cara mia, altro che Carl Lewis. Capito? Odii non vorrebbe di sicuro che mettessimo le mani su quel mobile. A Odii non piace questo. Eh? Come? Sì, hai ragione tesoro. In effetti la Scienza a volte sbaglia e torna indietro. Pure un po’ di più che a volte. Si mette in discussione, ‘sta Stronza. Ma non bisognerebbe aver così paura di tornare indietro. Soprattutto il capitalismo carino dovrebbe averne paura. Perché adesso scuoti la testa? Non guardarmi così. Ok, dai, facciamolo. Certo ci vorrebbe un seghetto alternativo…bisogna tagliare con precisione. Come? Ah, non ce l’abbiamo. Vado subito a compr… Usiamo lo stesso seghetto con cui hai potato i rami l’altra volta?! Ma quello ha la lama seghettata doppia! Si sfascia tutto! È di Ikea, comunque, eh! È un tenero gelato al truciolato in due croccanti sfoglie di… Ok. Lo facciamo. Lo faccio io, sì, va bene. Sarò forte. Ho paura, ma va bene. Aspetta: ma l’avrà mai fatto qualcuno prima? Siamo i primi? Tipo un numero di McEnroe? Abbracciami, ti prego. No, ok, prima sego. Sì, tesoro, sego.”

Il mobile in effetti ora sta benissimo. Monco, ma gradevole e funzionale. E adesso è bello, non carino.

Insomma, davvero, smettetela di mangiare stronzate, e amatevi, cazzo.

E i sogni, anche quelli costruiti piano, metteteli pure in discussione.

E i muri? Non aspettate che cadano: sfasciateli. Può essere divertente.

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