La nostalgia è quando capisci che non riavrai mai più indietro l’olio di palma e quella croccantezza e quella friabilità che richiedevano secondi interminabili per degustare una Macina annata ‘96, non rimanendo soffocati solo per l’aiuto di un litro di latte tiepido bevuto d’un fiato e poi pallone per cinque ore. Lo sapeva bene Proust con le sue madeleine burro-uova-zucchero-farina in parti uguali e il tè allappante della zia; lo sa il mio gatto, con i suoi croccantini al tonno quando mi dimentico di cambiargli la ciotola dell’acqua e non piove da giorni e torno dall’ufficio e lo trovo che addenta una pianta grassa come gli ha insegnato la mamma per i momenti di siccità; lo sa quel ragazzo in fila per il kebab alle sei del mattino, con in mano pochi spicci, che deve scegliere tra la fame, la sete e il sonno e sceglie un kebab e un cappuccino tutto panna per sorridere faticosamente ricordando la musica che ha ballato e quella ragazza che non rivedrà più. La felicità invece è un bicchiere di vino con un panino ed è molto più semplice, salvo pancarrè.

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