La pasta è alta un dito, appena scura per un po’ di farina integrale, con un letto di patate gialle vanigliate, lessate, rotte senza finezza e condite con olio e sale, poi la treccia di fiordilatte, spezzata grossolanamente a mano per non farla scolare troppo, viene sparsa là sopra solo a fine cottura, per essere tiepida ma non sciolta.
Croccante quando si chiude il morso, il boccone è caldo, elastico, leggero, arrendevole; l’impasto si mischia alle patate profumate e al fiordilatte succulento, in parte ancora fresco.

Mi asciugo le lacrime.

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