ladyqualchecosa:

Sono nell’androne del palazzo in cui ho vissuto per breve tempo, tanti anni fa e incontro la signora anziana cha abita vicino a me, mi aspetta fuori dalla porta a braccia incrociate.

So che riconosce i miei passi.

Vuole parlare e farmi entrare per forza da lei per offrirmi uno dei suoi imbevibili caffè, ma io non sopporto l’odore di quella casa e ho un moto di fastidio allo stomaco. Sa di vecchio, di polvere e di cucinato e mi prende alla gola.

Scambio due parole e finalmente entro a casa, con un respiro di sollievo.

E’ in penombra e il mio sguardo va subito a quella porta inesorabilmente chiusa dove dorme mio padre.

Non posso aprirla per nessuna ragione e non devo fare rumore.

“papà non vuole”

Posso muovermi, camminare ma nessuno deve accorgersene.

Soprattutto lui.

Severo come sempre.

Ho soggezione, tanta.

Di quello sguardo penetrante e del suo giudicare.

Sono molto infastidita da questa situazione, ma scrollo le spalle e vado verso la cucina.

Devo preparare la cena, tra un po’ arriveranno.

Non vedo l’ora, non mi piace stare troppo a lungo da sola.

Il silenzio mi soffoca.

Mi opprime.

Inevitabile.

Scendo la scala a chiocciola, velocemente, è ripida, ma la conosco a memoria, non guardo neanche dove metto i piedi.

Mi accoglie la mia stanza preferita.

Immensa, ha un tavolo di legno al centro e intorno tante sedie, allineate.Mi piace avere amici intorno, chiacchierare anche per notti intere, cantare e suonare Giulio, il mio pianoforte.

Sistemo la spesa. Metodica, come sempre.

Improvviso, uno strano brusio interrompe i miei gesti, mi volto e mi rendo conto che non c’è più una parete e si intravede un luogo buio.

Mi assale uno strano senso di vuoto e il desiderio di andare a vedere cosa si nasconde là dietro.

Ho paura e i miei gesti sono circospetti.

Varco quella soglia. Inizia un lungo corridoio di cui non vedo la fine, c’è un barlume di luce molto lontano  e un suono che non riesco a decifrare. Cammino, è in discesa e non c’è più pavimento, ma terra e sassi, sparsi quà e là…mi muovo con lentezza.

Inizio a respirare affannosamente. Mi sento sepolta viva e c’è odore forte di terra umida.

Ai miei piedi un baratro, mi ritraggo, spaventata dalla possibilità di cadere in un buco senza fine, ma ci sono dei gradini e inizio la discesa, trascinata da una forza che mi meraviglia.

L’afrore aumenta, mi circonda di freddo, non vedo e continuo a scendere.

Di sorpresa cambia, diventa gradevole e fresco e un vento mi accarezza.

La luce si fa più luminosa come se il sole avesse trovato un buco in cui infilarsi.

Mi guardo intorno, colpita, sono in una caverna, ampia e il rumore che sentivo è quello del mare sulle rocce… mi rendo conto di avere i vestiti inzuppati, ma sono leggera e i piedi non poggiano più sulla terra umida.

Sono sospesa, leggera, e spinta dal movimento dell’acqua esco in una caletta circondata di scogli.

Verde di bagliori, luminosa.

Nell’acqua a giocare tutte le persone che amo.

I volti ridenti non emettono suoni.

non si sente vociare e io so il perchè.

Papà non si deve svegliare.

Sarebbe una catastrofe.

Mi sveglio sudata e penso che prima o poi quella porta la devo spalancare.

[alfonsina]

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