Le macchie di Rorschach (dint ‘o cesso)

axeman72:

parsdestruens:

Da sempre, la tazza del cesso è il mio pensatoio, da prima che Micheal J.Fox, nei panni del dr.Kevin Casey, ci facesse una lezione epistemologica.
Seduto sul pallido trono di ceramica, contemplo le maioliche della stanza. Maioliche rosa con spruzzi di grigio. Ecco, io in quegli spruzzi ci ho sempre visto delle forme: teste di uomini, di bestie, di demoni, di angeli. 
Oggi ci ho visto la firma di Picasso.

E quindi pensavo che questo vedere le forme nelle cose può essere il sintomo della presenza, ancora viva e pulsante, di un fanciullino in me. 
Oppure di un evidente disturbo psicologico.

Nelle mie c’è Napoleone a cavall…ahemm… non so proprio di cosa tu stia parlando…

Tre giorni fa è andata così. Ero nello stretto bagno del mio ufficio, dove la tazza ha di fronte, molto vicino, il lavabo, sul cui bordo svasato di solito appoggio la testa, perché mi piace stare rilassato, mi piace il fresco della ceramica sulla fronte e mi piace guardare le mattonelle del pavimento. Inclinato un po’ in avanti, tipo quella statua famosa di Rodin, penso alle mattonelle e faccio tantissima cacca, come sempre. Ma sono così rilassato, pacioso e soddisfatto, che quando ho fatto e inizio ad alzarmi il collo è lento e la fronte scivola un po’, così perdo l’appoggio e sto per cadere per terra in avanti, ma riesco a salvarmi spingendo da terra con una mano. Nel rialzare la testa sbatto la nuca sul lavabo, e questo vincolo impone un rimbalzo al mio elastico corpo, che ricade sulla tazza da cui proveniva, il suo habitat naturale. E mi esce un altro po’ di cacca.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.