L’ispirazione s’interruppe all’improvviso e Dante Alighieri si fermò e alzò lo sguardo dal suo taccuino.

Rifiniva gli ultimi versi dell’Inferno e passeggiando distrattamente era finito, alle tre di un pomeriggio umido e soffocante di agosto, tra lo stallo otto e lo stallo nove della stazione dei bus Tiburtina di Roma, in mezzo a due pullman pronti a partire con i motori accesi diretti verso il profondo sud, circondato da decine di viaggiatori nervosi e sudati che gli sbattevano addosso con i bagagli.

Così il Sommo Poeta, dopo averlo guardato un’ultima volta con mestizia, gettò via con disprezzo il taccuino con la sua ultima fatica dentro al portabagagli di un bus e andò a prendersi un gelato.

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