L’opera di ingegneria più grande della Roma antica, la più antica ancora in uso nel suo genere, è il simbolo ideale della nostra città, che già ventisette secoli fa sapeva progettare e costruire grandi e solide opere per soddisfare le effettive necessità dei cittadini, e meriterebbe maggior pubblicità.

Una Grande Opera che rese Roma la città più moderna, pulita e avanzata del mondo e che contribuì a sostenerne la crescita, meriterebbe di soppiantare il Colosseo e San Pietro nell’immaginario collettivo e nelle cartoline comprate a passeggio nei vasconi turistici tra il Pantheon e Piazza Navona, dovrebbe essere il soggetto più frequente delle fotine quadrate fatte al tramonto dopo un giretto di cocktail annacquati a Trastevere.

Subito sotto l’Isola Tiberina, accarezzati dal ponentino attraversando il Ponte Palatino, dovremmo volgere lo sguardo e lo smartphone in basso, lì verso la sua estremità, subito sopra il Tevere, e con il capo basso in segno di umiltà dovremmo ritrarla e condividere a tutto il mondo le nostre belle fotine quadrate, da pubblicare senza filtri e senza veli, perché nella forza e nella sostanza della Cloaca Maxima ci siamo noi, c’è un po’ di tutti noi e quel che saremo diventati.

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