Mi dispiace, so che non volevi, ma sono dovuto scendere e sono in ufficio, tra le cose di tutti i giorni, i giorni, i giorni grigi, ma ho la mia memoria e un desiderio. Io vorrei che anche solo una volta tu ti vedessi mentre dormi, vorrei che sentissi ciò che ho sentito io stamattina. Esco da un buco nella roccia e vedo all’orizzonte, prima di tutti gli altri, un sole bianco che sta per sorgere. Tra notte e sogno, sogni e qualche incubo, tra incubi e qualche paura che conosci solo tu, mi alzo e faccio un caffè che non esce mai. Ho sonno, sogno a occhi aperti ma torno in camera e ora non è più un sogno, ora ti vedo, sono in cima, sono qui sopra, respiro la pelle, vedo il tuo meraviglioso seno: si è scoperto da solo ma lo scopro di nuovo, e passo piano i polpastrelli e ti sento, e arrivo davanti al tuo viso sereno, e  ti accarezzo la guancia come fosse una bolla di sapone, perché non voglio svegliarti. Sono arrivato qui perché lo volevo, perché ho faticato, perché ho trovato il coraggio, perché ho avuto fortuna, perché nascosta tra le incertezze ho scoperto quella luce nei tuoi occhi, perché da lì sotto ti vedevo poco e ti vedevo piccola, ma avevo capito che eri bellissima e mi ero fatto un disegno, un’impresa straordinaria per uno che non sa disegnare. Il sentimento che ho qui, ora, non è quello che mi aspettavo, non è solo soddisfazione, non solo piacere, orgoglio, non solo calore, e non solo pace, l’unica pace possibile, e non è solo una vista nuova, pazzescamente bella. Io qui mi sento più in alto, più alto, vedo di più, vedo cose belle e brutte che prima non vedevo e ho paure, sogni e incubi che prima non facevo, io mi sento di più, di conoscere di più, di volere di più, qui in cima, qui in alto, in questa prima luce sottile dietro le tende d’argento, sono qui solo io, nella tua stanza, con te che sembri d’argento. Sono di più, con te.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.