Nel giugno 1989 c’erano le elezioni europee e si stava prospettando la trasformazione della CEE in UE.

Il parlamento approvò una legge ad hoc per indire un referendum
consultivo, altrimenti non previsto dalla Costituzione, per chiederci:

“Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità
europee in una effettiva Unione dotata di un governo responsabile di
fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il
mandato di redigere un progetto di costituzione da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?”

Al referendum votò Sì l’88%, con un’affluenza dell’80%.

Io sono ben lieto di far parte di un sistema politico che

1. fa politica: pur avendo un parlamento con pieni poteri in merito, si
rende conto (per iniziativa popolare, partitica o meno, ma con il voto
del parlamento a sostenere il referendum consultivo) che l’appartenenza o
meno a un’organizzazione sovranazionale di natura politica è una
questione molto importante su cui è bene che i cittadini si esprimano,
anche se per avere confermato il mandato elettorale e anche se per
rendere più solida e convinta l’azione del governo in ambito europeo

2. fa politica in maniera responsabile: prevede l’istituto referendario
e cerca di usarlo solo per questioni importanti, non per quesiti di
natura quasi esclusivamente tecnica come nel caso dell’ultimo referendum
“sulle trivelle”; quesiti questi ultimi legittimi, per carità, che però
possono svilire agli occhi degli elettori l’importanza dell’istituto
referendario (ti ho votato per occuparti di queste minchiate, caro il
mio sistema, se non ci riesci e chiedi il mio aiuto stai messo male)

3. fa partecipare tutti alla politica: si basa sul suffragio universale
e tutti (o quasi) vanno a votare; anche di pancia, perché non è che non
siano importanti anche le emozioni, ognuno ci metta quello che può,
secondo la sua cultura e la sua preparazione (del cui livello è
responsabile insieme allo Stato); quello che è importante è che si
esprima la volontà popolare tutti insieme, prendendo una decisione
collettiva che poi, proprio perché è tale, venga rispettata da tutti
(che sia giusta o sbagliata lasciamolo al giudizio storico, che non si
fa un paio di giorni dopo)

O meglio, sono ben lieto di pensare e
aver constatato in questi giorni, leggendo parecchi articoli e commenti,
che le cose stiano esattamente così anche oggi.

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