Nel quadrifoglio della morte

Sono in Viale Parioli e sono di ottimo umore, perché è quella strada sempre un po’ incasinata e dolcemente tortuosa che mi condurrà brevemente, nuovamente, a lei. Tranquillo, sognante e pacioso, cantando con beata ingenuità i versi più dolci de La Donna Cannone silenziato dal casco integrale, mi fermo con lo scooter al semaforo, poco prima di Via Francesco Denza, primo tra i primi, ligio nel rispettare il fascione bianco dello stop. Ecco che mi sorpassa pian piano un’automobile, mi pare una Uno bianca fatiscente, superandomi di un metro buono, quindi oltrepassando il fascione, per fermarsi, non più distante di mezzo metro dal mio fianco sinistro; poco dopo un’altra, se ben ricordo una Panda verde, che si ferma invece alla mia destra, allineandosi alla prima con lentezza, sempre vicinissima. Le due mi stringono un po’, ma non ho quella sensazione di soffocamento da centauro romano stressato che me le farà superare aggredendo l’attraversamento pedonale, perché sto pacioso. Fin qui direi quasi nulla di strano, se non fosse che da dietro, a pochi passi di danza, altre due automobili si aggiungono alla elaborata e maledettamente lenta manovra a tenaglia, una a sinistra e una destra, e si fermano dietro le prime due, ma un po’ a cuneo, ancora più vicine a me delle prime due. Ormai villanamente e così minuziosamente aggredito nel mio spazio personale, imprecando vigorosamente, silenziato dal casco, cerco nelle quattro automobili i volti dei colpevoli per accenderli con i miei occhi di bragia e poi spaventarli a morte innalzando il solenne pugno, quando, ancora sbraitando silenziato dal casco, guardo e riguardo, guardo e riguardo ancora e mi rendo conto di essere stato circondato da quattro (4) vecchi col cappello, di cui uno con consorte impellicciata. L’espressione celeste con cui cantando mi apprestavo a incontrarla, si trasforma nello stesso sguardo, di cupezza e inquietudine, di quando in ufficio mi accorgo di aver dimenticato il modesto pranzo a casa: in testa mi suona l’attacco della Danza dei Cavalieri del Romeo e Giulietta di Prokofiev, quel tipo di musica che ti ricorda che in fondo tutto avrà una fine inevitabile. Per mia sorte benigna, pochi semafori dopo, gli occhi dorati di lei daranno presto un altro nuovo colore alle mie emozioni. Nuovamente umile, dimenticherò tutto, perdonerò tutto, lo giuro.

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