“[…] noi romani siamo dei cittadini a metà, un popolino viziato e lamentoso che campa alla giornata, cani che abbaiano e non mordono. Ci lamentiamo e non affrontiamo i problemi, dando le spalle per immaturità. Come un adolescente che inveisce contro i genitori dalla stanzetta, soffriamo e mugugniamo senza sentire di essere i padroni di casa. E, oggi come un tempo, ci nascondiamo dietro Pasquino per inveire contro gli alti papaveri, mostrando il volto solo quando decidono che è il momento di gettarci i cornetti dal balcone, per tenerci buoni e farci sentire i primi, coccolatissimi, cittadini dell’impero. Per cambiare davvero le cose, serve che abdichino mamma e papà, serve una scossa, un atto di consapevolezza e coraggio per dar fine a quest’ultimo ventennio di lenta discesa e degrado definitivo, uno strappo per liberarci dalla nostalgia del passato e avere lo stimolo a rinnovarci. Insomma, visto che non lo farà da solo, dobbiamo convincere Totti a ritirarsi.”

Da un recente e stimolante scambio epistolare con il signor 3nding riguardo la mia Roma bella, zozza e piagnona, pubblico quest’estratto su spintarella del mio stesso corrispondente.

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