Ordino il pranzo a domicilio, apro la porta e mi trovo davanti il terrorista col cappello con un tiepido cartone in mano.
– “E tu che ci fai qui!?”
– “Arrotondo. È per gli studi.”
– “Ma parli italiano!?”
– “Tu non hai sentito niente.”
– “Eh?”
BOOM!
– “Perché hai fatto esplodere quel buondì con le mani?”
– “Per vedere che effetto fa. Mi annoio.”
– “Ma allora è vero che ci sono i terroristi a Roma! Tor Pignattara?”
– “Collatino.”
– “Oh Cristo. Ma chi sei davvero?”
– “Le cazzate che ti dice il cervello. Dai, che ti si raffredda il pranzo.”
Mi fa il gesto della mancia, lo strafottente, e gliela sbatto in mano.
– “Ecco. Ma prometti che ti comporterai bene d’ora in poi?”
– “Fanculo, non sei mio padre!”
BOOM!
– “Ancora!?”
– “Erano in offerta al Gros.”
– “Allora ok.”
– “Dai, scappo, ché ho un’altra consegna.”
– “Dai, grazie. Ah, dimenticavo, fico il cappello!”
– “Grazie. È che senza sembro Alessandro Borghese.”
– “Ah, ok. Ciao, buon lavoro.”
– “Buon pranzo, ciao.”

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