Seguitatemi et pugnate

“Salve, rieccomi”.
La lavandaia: “Ciao, la tua roba si sta asciugando, un quarto d’ora ed è pronta.”
“Bene, aspetto qui”.

Mi siedo sull’unica sedia libera, ci sono altre quattro persone tra me e l’ingresso, tutte ad aspettare. 
Una folata di vento entra dalla finestra e suona la carica della mia allergia: in un attimo inizio a starnutire; dopo sette o otto starnuti di fila devo assomigliare a Wilson, rosso però.
All’ennesimo starnuto, quello accanto a me fa per scostarsi e la lavandaia interviene:

“Ehi…ma sei malato?”
“Bo, è alleggia…”
“Oh povero, sei così gonfio…se ti serve, qui dietro c’è il bagno”.
“Gazie, bado e tonno”.

Mentre mi do una sciacquata al viso e mi soffio il naso, odo uno starnuto nell’altra stanza, poi un altro, e la serie prosegue. 
Ritorno sul davanti rinfrescato. 
Gli altri quattro e la lavandaia stanno starnutendo e sono tutti in piedi, in fila tra me e la porta: mi guardano sofferenti.

“Scusate. Io faccio cose stupide, poi gli altri mi seguono”.

Risate.

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