Sei sei un forestiero, in certi momenti e in certi luoghi a Palermo ti può sembrare che non ci sia nessuno.

Ti può sembrare che quel ristorante sia vuoto, che quel palazzo sia abbandonato, che quella strada sia disabitata, che quell’edicola sia chiusa.

Poi ti avvicini, ascolti, esplori, annusi, e proprio nel momento in cui ti stai per convincere di essere solo appare dal nulla, immancabilmente, qualcuno.

Un cameriere da sotto il bancone, un commesso da dietro una tenda, un usciere da uno stanzino, un libraio da dietro un mobile.

Lì non fai in tempo a inquietarti, anzi a scantarti, per l’improvvisa apparizione, che quella persona (è sempre, incredibilmente, così) ti saluta e ti tratta con estrema gentilezza, a disposizione per consigli, indicazioni, anzi, asserzioni: vada lì, non vada lì, faccia questo, non faccia quello, no, lì adesso assolutamente no, prima lì, no quello lo compri là.

C’è l’accoglienza, la disponibilità, c’è la gentilezza e c’è il costante senso di un pericolo appena scampato: che siano accorsi per salvarti.

Non dico dalla morte, ma dallo smarrimento. Dev’essere sempre qui vicino.

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