Stamattina, in scooter, mi fermo a un semaforo. M’accorgo che al mio
fianco c’è un ciclista. Non era passato col rosso. Dico davvero. Così
gli dico, puntandogli l’indice congelato e sbuffando nuvolette bianche
di parole:
“E tu che ci fai qui? Ti rendi conto che con questo
comportamento straordinario mi imponi di rivedere la mia opinione su di
te e tutti i tuoi colleghi, che dite che volete cambiare le cose in
questa città puzzona dando il buon esempio, avendo una visione più alta
del vivere di-a-da-in-con-su-per-tra-fra la città e pure mostrandoci la
possibilità di un rapporto diverso con il corpo, con l’ambiente, ma poi
non mi rispettate mai il codice della strada? Non siete credibili! Siete
degli ipocriti! E poi, sei praticamente nudo, fa freddo, cazzo!”
E lui — devo dire gentilissimo — : “Ciao. Ma non hai ben altro a cui pensare?”
“Aspetta
che controllo. No, i commenti sull’ingerenza politica del clero li ho
esauriti nel fine settimana. Fermo lì, che non ho finito!”
E lui — devo dire gentilissimo — : “È verde. Muoviti, non intralciare la strada. Buona giornata, ciao!”
Ma che arroganza.

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