True Detective

critichine:

Nella serie (che in italiano significa “Investigatore Vero”) ci sono due investigatori della polizia americana che lavorano nelle paludi. Sono uno bravo e uno incasinato col passato misterioso. Quello incasinato beve tanto alcol e c’ha le allucinazioni, la camicia non stirata con la cravatta messa male, la macchina zozza e tutte le idee strane che hanno i tossici. Nonostante ciò va in giro con la cartellina, come i presentatori della tv con le domande. Egli non guida quasi mai, però devo proprio dire che rompe molto spesso le scatole al conducente (che è il poliziotto bravo e pulito), che è una cosa che non si fa, quindi un po’ è simpatico come sono simpatici quelli strani, un po’ no, un po’ però scopre sempre lui le cose, è lui che ci ha il fiuto dell’investigatore vero. Prima e dopo le indagini beve, infatti secondo me lavorare gli fa proprio bene. Il poliziotto biondino è diverso, è uno che a occhio sembra davvero una brava persona, un bravo papà con la famiglia bella, ma occhio che beve pure lui e l’abito (lui ce l’ha sempre pulito, secondo me è la moglie) non fa il monaco. Insomma tutto inizia con un casino strano e misterioso: c’è un omicidio (loro sono poliziotti della omicidi) diverso dagli altri, con le persone ammazzate vestite da animali e messe tipo in un rituale del diavolo, che col fatto che stanno nelle paludi ed è sempre un po’ buio fa paura. L’assassino, col fatto che uccide proprio in mezzo a queste paludi e pare che forse ci vive pure, è molto difficile da trovare e così iniziano a cercarlo girando per le tante case marce nella melma che si vedono nella storia.

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